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Nato ad Aversa ( Ce ) 27 anni fa, ora vive a Carpi ( Mo ) .
Ha iniziato a correre in bici quando aveva 11 anni in un club locale fino a 18 anni .
Per due anni ha guidato gare con bici ad ingranaggi fissi con team di Iride Fixed Modena .
Ora corre con la sua squadra personale.

 Frenk Martucci sta dedicando questa stagione alle corse su circuito con biciclette a scatto fisso, le cosiddette criterium. Sono gare dove, su un circuito urbano, vince chi arriva primo dopo un determinato numero di giri. Ogni rider corre per se, ci sono poche strategie di gruppo, in meno di un’ora si decidono le sorti dell’evento e bisogna sapere correre forte in mezzo agli altri e capire le loro strategie. In più su biciclette senza freni e con un solo rapporto, bisogna sia sapere guidare molto bene, che scegliere il rapporto giusto per la tipologia di percorso. Insomma sono competizioni difficili da leggere ed interpretare, dove imprevisti come forature o cadute sono molto frequenti.
Ecco la sua intervista.

Da dove è venuta la tua voglia di partecipare a questa tipologia di competizione?
Ho cominciato a correre a undici anni e da lì ho fatto tutte le categorie giovanili, quindi sono sempre stato abituato a gareggiare in bicicletta. Dopo un periodo di stop, dove ho lavorato come meccanico in un negozio di bici e direttore sportivo di una squadra giovanile, ho cominciato ad interessarmi agli action sport come il surf, BMX e skydiving. Mi ha sempre affascinato quel mondo, quello delle bici a scatto fisso, tanto diverso dal ciclismo ‘tradizionale’, soprattutto per l’alta dose di adrenalina e spirito di divertimento, cosa che manca nel ciclismo su strada. Poi un giorno sono venuto a conoscenza di queste gare ‘clandestine’ che si svolgevano in giro per l’Italia, di notte con bici da pista… Così ho cominciato, scoprendo che questo mondo è diverso dal ciclismo stradale a cui ero abituato.

Esiste una vera e propria ‘stagione’ per le Criterium?
Si esiste! Ormai le più belle manifestazioni si svolgono tutte tra marzo ed ottobre. Diciamo che la Red Hook delinea l’inizio delle competizioni con la gara di Brooklyn e la fine con la gara di Milano.

 

Che atmosfera si respira in questa tipologia di gare?
L’atmosfera è fantastica sia per noi che la viviamo in prima persona sia per il pubblico che accorre sempre più numeroso! Il clima è lo stesso di un contest di skate, la gente che assiste non si annoia perché la gara è di 45minuti circa, la battaglia in testa è serrata ed i colpi di scena non mancano… Come cadute e forature che rendono la gara incerta fino all’ultimo! Poi noi rider ci conosciamo, siamo tutti amici e la gara e anche un occasione per ritrovarci, una volta finita e tolto il numero dalla schiena andiamo a festeggiare tutti insieme!

Che tipologia di rider vi partecipano?
Non c’è un rider tipo per queste competizioni, alcuni provengono dalla mountain bike, altri dal ciclocross, alcuni sono bike messenger altri ancora dal ciclismo su pista o come me dal ciclismo su strada! Ci vuole un ottima dimestichezza col mezzo e una preparazione di alto livello per questo tipo di competizione, il resto è tutto coraggio!

Come ti prepari psico-fisicamente a gareggiare?
La preparazione per me parte dal periodo invernale con la palestra, associo la sala attrezzi con sedute di yoga ed uscite in bicicletta quando il tempo lo permette! Mentre nel periodo di gare mi alleno con cinque uscite settimanali più la gara, che solitamente è di sabato.

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