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Come vestirsi correttamente in inverno


Pedalare con il freddo senza un adeguato abbigliamento tecnico da ciclismo, oltre ad incidere negativamente sul livello della performance, può avere anche conseguenze negative per la salute.
Di seguito vi mostreremo non solo quali siano i capi necessari per poter affrontare l’inverno in sella in totale serenità, ma anche in che modo combinarli tra loro per ottimizzare al massimo le loro caratteristiche tecniche.

 

Cosa succede al corpo quando si pedala con il freddo?

Pedalare al freddo con un abbigliamento troppo leggero provoca un’eccessiva dissipazione del calore da parte del corpo, che innesca così un meccanismo di autodifesa tentando di termoregolarsi convogliando il sangue nelle zone più vitali e centrali.

Questo implica una vasocostrizione nelle zone più periferiche che porta ad un rapido raffreddamento delle estremità del corpo – come mani, piedi, naso e orecchie.
Questo sistema di autodifesa stressa l’organismo con un abbassamento della gittata cardiaca ed un’ossigenazione ridotta nei muscoli. Oltre ad incidere negativamente sul livello della performance, tutto questo abbassa le difese immunitarie procurando un disagio fisico e psicologico mentre si è sotto sforzo.
Per evitare questo si tende allora a vestirsi troppo pesante, ma questa scelta è errata quanto la precedente. Un abbigliamento troppo pesante provoca infatti un’eccessiva umidità corporea che, a contatto con il freddo, crea una condensa all’interno del capo. La mancanza di uno strato base adatto che funge da intercapedine tra la condensa e la pelle, porta ad una sensazione di freddo-bagnato che può avere pericolose ripercussioni sulla nostra salute.

Con il cessare della pedalata, inoltre, il nostro corpo si raffredda più velocemente e subisce uno sbalzo termico con conseguenti raffreddori, bronchiti e polmoniti.

Questa situazione è accentuata nei percorsi che prevedono ripide discese dopo salite impegnative in quanto l’eccessiva condensazione interna data dallo sforzo fisico in salita, potrebbe congelare durante la fase di discesa. In questo caso le conseguenze di un abbigliamento invernale troppo pesante sarebbero più pericolose rispetto a uno troppo leggero: avere un po’ di freddo nei primi chilometri di riscaldamento è corretto.

Va sottolineato che la sensazione di caldo o freddo eccessivo durante la pedalata è sempre relativa alla quantità di umidità che è a contatto con la pelle perché ne aumenta la percezione, soprattutto nelle zone dove la sudorazione è più intensa come ascelle, schiena, nuca e petto centrale.


Le caratteristiche ideali di un capo da ciclismo invernale

Un capo invernale non garantisce – da solo – il comfort totale.
Un giubbino caldo e traspirante infatti, se abbinato ad uno strato base non adatto, genererà una sensazione di freddo-bagnato sulla pelle nonostante il capo in sé sia performante.
Al contrario, uno strato base adatto in polipropilene o lana merinos, se combinato ad un giubbino poco traspirante, genererà un’eccessiva condensa all’interno del capo e lo strato base faticherebbe a trasferire l’umidità all’esterno. Il pantalone ideale da ciclismo invernale, invece, presenta un tessuto felpato all’interno in modo da trattenere più aria possibile e aumentare la coibentazione termica. Ma, allo stesso tempo, deve avere anche un ottimo rientro elastico per mantenere una certa compressione del muscolo, un’assoluta libertà di movimento e un livello di elasticità tale da permettere al fondello di rimanere fermo e stabile durante la pedalata.

Nella calzamaglia antivento WP sono stati inseriti dei pannelli membranati antivento meno elastici nelle zone più esposte al vento, mentre è stato mantenuto un tessuto più elastico nelle zone di maggior movimento.
Il capo invernale per eccellenza è il giubbino membranato a 3 strati Jacket-DW. Lo strato interno funge da coibentante e presenta caratteristiche idrofiliche che accelerano l’assorbimento dei liquidi espulsi dallo strato base per convogliarli in seguito verso la membrana che si trova nello strato di tessuto esterno. Questo è funzionale alla protezione e alla performance della membrana stessa: occorre quindi che sia abbastanza leggero per evitare che diventi una barriera e rallenti la traspirazione della membrana.

Questo strato necessita poi di un trattamento water repellent che impedisca al tessuto di inzupparsi d’acqua fredda, che andrebbe a raffreddare la membrana.
Da tutto questo, si capisce bene che la maggior parte delle caratteristiche ideali di un capo invernale derivano dalla scelta dei tessuti utilizzati.

Ci sono poi alcuni dettagli fondamentali che vanno ad integrare il comfort del capo, come i polsi costruiti per ottimizzarne la chiusura ed evitare l’entrata di spifferi di aria fredda diretta nel giubbino. Un’altra zona particolarmente importante e sensibile è quella del collo e della nuca. Infatti, se da una parte la base del collo deve essere a contatto con un tessuto molto traspirante in modo da mantenerla asciutta il più possibile, dall’altra il collo deve essere disegnato in modo da proteggere il più possibile dall’entrata dell’aria.

Anche la zip frontale è di fondamentale importanza per la coibentazione e la protezione del giubbino dall’ingresso dell’aria. Se la zip non è adeguata – non è quindi spalmata waterproof o protetta da un controvento interno – può essere una porta d’ingresso importante per il vento, che raffredderebbe o addirittura congelerebbe lo strato di condensa interno.


Le tecnologie dei capi Outwet rispetto ai competitor

I giubbini invernali proposti da Outwet – Jacket EW (Early Winter) e Jacket DW (Deep Winter) – rispondono a tutte queste caratteristiche offrendo due diversi pesi per due range climatici.

Il loro grande valore tecnologico aggiunto rispetto ai competitor è la membrana al Grafene.
Il grafene applicato alla membrana, oltre a renderla batteriostatica, è anche uno dei migliori termoconduttori esistenti. Il suo funzionamento consiste nel dissipare il calore prodotto dal corpo durante lo sforzo fisico per poi ridistribuirlo in tutta l’area del giubbino, creando così una termoregolazione corporea e un microclima interno più omogeneo.

Questa membrana inoltre regola anche le fonti di calore provenienti dall’esterno, andando a riscaldare le zone non esposte al sole e a mitigare quelle più esposte. Grazie a questa tecnologia è stato possibile creare dei giubbini invernali con pesi più leggeri rispetto a quelli proposti dai competitor per lo stesso range climatico. Il risultato è un capo dalla leggerezza estrema compensato dall’azione termoregolatrice del grafene che ne aumenta il livello di traspirabilità generale.

I giubbini Outwet sono costruiti con grande attenzione per evitare che le infiltrazioni d’aria vadano a destabilizzare il microclima interno del capo. Per fare questo è stato usato un esclusivo tessuto accoppiato – creato da Akkotex in esclusiva per Outwet – sulla base di ricerche ed esigenze specifiche. Questo tessuto è utilizzato in tutte le finiture ed estremità dei giubbini, oltre che in molti altri prodotti della gamma Outwet.

Tagliato a laser e finito a vivo per sostituire i classici elastici, dona più comfort nelle lunghe distanze, garantisce una maggiore protezione (in combinazione con la zip spalmata waterproof che va a chiudere ermeticamente la zona frontale a contatto diretto con l’aria) e ha un look minimale e futuristico.


Il corretto abbigliamento tecnico invernale e possibili abbinamenti

I principali capi di abbigliamento invernale sono: uno strato base a manica lunga con filati DryarnⓇ o lana Merinos, un giubbino membranato a 3 strati e la Bibtight felpata o windproof. La corretta calibrazione e combinazione di questi tre elementi è sufficiente a fornire il giusto equilibrio tra coibentazione termica e traspirazione, sempre in relazione alle temperature esterne e al tipo di percorso che si andrà ad affrontare.
Per aggiungere ulteriore comfort è possibile aggiungere le canotte a rete in polipropilene Base TT o Base TTC con filato ResistexⓇ Carbon a contatto diretto con la pelle, sotto la maglia Baselayer invernale a manica lunga. Questo strato aggiuntivo non influisce sul range climatico ma, grazie alla sua struttura a mesh aperte, genera uno strato d’aria tra la pelle e il capo invernale, creando così un ulteriore intercapedine che asciuga più velocemente la pelle e allontana lo strato di condensa interno del giubbino.

Il risultato è una regolazione del microclima corporeo ancora più performante rispetto all’utilizzo del solo strato Baselayer invernale.
A questi elementi principali vanno poi aggiunti tutti quegli accessori che proteggono e termoregolano le zone più sensibili del corpo come mani, piedi e collo.
La tabella qui di seguito è una guida al corretto abbinamento dei capi.
La percezione di freddo/caldo è comunque soggettiva e dunque i gradi espressi nel clima range sono indicativi.

 

Nel range +8°C/+18°C viene suggerito l’utilizzo della mantellina nastrata, a causa delle maggiori precipitazioni dovute al cambio di stagione.


Nel range +8°C/0°C è consigliato l’utilizzo del giubbino Jacket EW, ideale per piogge leggere e non troppo insistenti.


Nel range 0°C/-8°C è suggerito l’utilizzo del giubbino Jacket DW a causa della probabile presenza di neve.

 

 

Adesso che abbiamo analizzato le principali qualità tecniche che un buon abbigliamento da ciclismo dovrebbe avere – e soprattutto in che modo queste possano essere potenziate attraverso una corretta combinazione tra capi diversi – non ci resta che augurarvi di massimizzare le vostre prestazioni in sella anche durante questa stagione invernale.

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