Una pedalata improvvisata in Francia

Vi è mai successo di pensare chissà cosa sarebbe successo se? o chissà cosa avrei fatto se?
Oggi vi racconto di quando sono partito in bici per la Francia. Questo viaggio è nato da un’amicizia e comincia così; mi trovavo in treno, stavo tornando da Venezia a Pisa, quando ricevo una chiamata, è il mio caro amico Victor, dice che sta partendo per un viaggio di un mese per tornare Bilbao dalla sua famiglia; mi chiede così di accompagnarlo, dandomi solo una piccola indicazione, la partenza sarebbe stata il giorno seguente.
La mia decisione è stata fulminea, poco dopo mi sono trovato in balia di dover preparare l’attrezzatura. Ho deciso di viaggiare leggero dato che sarei stato via pochi giorni, il percorso sarebbe stato vallonato e ventoso; come amo fare quindi ho portato con me lo stretto necessario, ho installato le borse da bikepacking nella mia Trek Checkpoint Sl5 e ho portato con me un completo invernale Outwet, una termica, un giubbino 100g, un asciugamano due paia di calzini un sacco a pelo con materassino; ero pronto a partire.
Mi piace avere la bicicletta sempre reattiva e leggera per quanto possibile in qualsiasi situazione, questo mi fa assaporare ogni pedalata; ho deciso quindi di mettere alla prova il nuovo vestiario Outwet, dove per me la regola è questa: poco ma buono ed essenziale. Il giorno seguente siamo partiti in treno da Pisa per arrivare a Ventimiglia ed evitare così la costa italiana e il solito vento contrario, (poveri stolti). Arrivati a Ventimiglia verso il primo pomeriggio inizia il nostro viaggio, dopo pochi chilometri di centro urbano cominciamo a risalire il fiume Roia costeggiandolo, la strada sale subito in modo brusco, la pendenza è regolare all’8% ma con picchi al 12/13%, con il pensiero fisso, “dopo la curva spiana” passiamo il confine. Finalmente in Francia! La strada però non accenna minimamente ad alleviare la pendenza anzi, si continua a salire costeggiando il fiume che ormai è diventato un torrente meraviglioso, pieno di massi e piccole cascate che con il loro fruscio ci accompagnano l’ascesa. Continuando a salire, i chilometri scorrono sotto le nostre gambe e il tempo passa, sono circa le 6.30 e il sole sta per tuffarsi dietro la montagna che spicca d’innanzi a noi. La temperatura cala drasticamente ma finalmente siamo in cima. Col de Braius 1300Mt s.l.m. Continuando a salire, i chilometri scorrono sotto le nostre gambe e il tempo passa, sono circa le 6.30 e il sole sta per tuffarsi dietro la montagna che spicca d’innanzi a noi. La temperatura cala drasticamente ma finalmente siamo in cima. Col de Braius 1300Mt s.l.m. Si sono fatte le 7 di sera e dopo la foto di rito cominciamo subito a vestirci per la discesa, la temperatura è sotto lo zero ma fortunatamente indossando l’intimo Outwet, la mia maglia termica, dopo ore in sella è riuscita a far traspirare il sudore senza farlo rimanere a contatto con la pelle, mi è quindi bastato mettere la giacca invernale EW sempre di Outwet per esser pronto a catapultarmi in discesa verso Nizza. Il colpo d’occhio è stato mozzafiato, davanti a noi una splendida vallata e chilometri di soli tornanti che ci avrebbero portato a valle in circa 15km; è qui che ho apprezzato il fatto di avere l’essenziale con me e quindi la bici leggera. Abbiamo affrontato la discesa velocemente godendoci ogni singola curva, il freddo ci attanagliava le mani e la faccia ma l’emozione di percorrere quelle strade faceva passare in secondo piano qualsiasi altra cosa. L’idea sarebbe stata quella di continuare a pedalare per poi bivaccare. Dato che le temperature si sarebbero abbassate ulteriormente sotto lo zero, abbiamo optato per un piccolo hotel a Nizza, che chiameremo Hotel Disagio. Finita la discesa abbiamo fatto un po’ di chilometri in notturna passando il centro di Nizza completamente deserto, arrivati nell’Hotel Disagio veniamo accolti da un signore francese che non controlla nemmeno la prenotazione, ci accompagna alla stanza che scopriamo essere una camerata con 6 posti letto; stanchi e affamati ci preoccupiamo poco; dopo una doccia rigorosamente in calzini e un noodles preparato in terrazzo ci siamo infilati nel sacco a pelo (mascherina annessa) cercando di chiudere occhio, tra ronfate e rumori molesti.

Carichi per la nuova giornata cominciamo a percorrere la bellissima pista ciclabile sul lungomare di Nizza, è una splendida giornata di sole e essendo domenica ci sono moltissimi ciclisti, sfruttiamo un po’ la scia, poi svoltiamo e destra e ci lasciamo alle spalle il mare per cominciare a salire nuovamente. Ci immergiamo quindi in una stradina che segue il versante della montagna che ci culla tra la vegetazione, vegetazione che si fa sempre più rigogliosa e verde e che mette sempre più auspicio per i chilometri a venire, abbiamo addirittura una leggera brezza che ci spinge, sta procedendo tutto troppo bene, infatti dopo un ulteriore svolta a destra, la strada cambia completamente, siamo arrivati ai confini del parco naturale Massiccio della Sainte Baume, dove i dolci sali scendi diventano acerbi muri da attraversare e il verde delle foglie di primavera lascia spazio a roccia rossa e piantagioni di alberi da sughero, il sole riflette i raggi nella pietra e la pietra li rifrange verso di noi, fa caldo, se non fosse per il vento che imperterrito continua a sbuffare. Passiamo chilometri e chilometri di sola natura, non avevo mai visto la Francia sotto questo punto di vista, poi all’improvviso il mare, dall’alto abbiamo uno scorcio mozzafiato sulla Costa Azzurra e la città di Marsiglia, cominciamo a scendere e cerchiamo disperatamente qualcosa da mangiare, è domenica ed è tutto chiuso, fortunatamente troviamo un minimarket dove divoriamo 2 panini e un polletto allo spiedo. Dopo pochi chilometri arriviamo a Le Luc, abbiamo trovato un Ostello questa volta non così disagiato, dove possiamo fare una doccia calda e riposarci in un posto tranquillo. Il giorno seguente sarebbe stato il mio ultimo e come meta finale abbiamo deciso di arrivare ad Arles, è stata una delle giornate più toste non solo perché avevamo già 350km e circa 4.000mt di dislivello sulle gambe, ma perché dovevamo percorrerne ancora 180 tutti con il vento laterale. Siamo quindi ripartiti da Le Luc e dopo un po’ di sterrato ci siamo ritrovati in rettilinei lunghissimi, seguiti da piccole rotonde e altri rettilinei, sembrava un loop. Le strade per la maggior parte erano circondate da soli campi di grano a perdita d’occhio, eravamo arrivati in Provenza, una delle regioni più ventose in Francia, era facile infatti essere spinti dal bordo al centro strada in una frazione di secondo, è stata una situazione molto pericolosa che ha messo a dura prova le nostre capacità di controllare la bici, dato che con la borse da bikepacking e le ruote a profilo alto, si veniva a creare un vera e propria vela che a piacimento di Eolo ci faceva ballonzolare da una parte all’altra della carreggiata. Per fortuna i ciclisti sono più caparbi di ogni soffiata del vento, quindi pedalata dopo pedalata siamo arrivati nel centro storico di Arles, passate le sue imponenti mura di epoca romana il vento si è calmato, e la sensazione di essere arrivati ci ha stampato un sorriso in faccia, ce l’avevamo fatta, dopo quasi 500km e più di 4.000mt di dislivello complessivo eravamo arrivati! L’esserci riuscito mi ha fatto sentire soddisfatto, una sensazione di gioia mi ha pervaso mente e fisico facendo risultare irrisoria la fatica di quei giorni; raggiunge un obiettivo con le proprie forze, è questa la magia di un viaggio in bicicletta! In questa ultima giornata l’abbigliamento è stato davvero importante, il forte vento freddo e le nuvole che coprivano il sole non hanno giovato alla temperatura, quindi per affrontare la mia ultima giornata ho utilizzato la calzamaglia, una termica a maniche corte e la giacca invernale di Outwet; l’abbigliamento è stato messo a dura prova come lo è stato il mio fisico per gestire la termoregolazione e lo sforzo, sicuramente l’alta traspirazione e il grande potere coibente del vestiario mi ha aiutato a gestire al meglio la mia performance in questi tre giorni garantendomi il confort e l’igiene necessario! Spero di avervi portati con me in questa biciclettata improvvisata, buone pedalate e vento in coda a tutte e a tutti!
Testo e foto di Riccardo Chimenton.

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